Trama
Adesso lo sanno tutti, chi è Babbo Natale.
Ma c’è stato un tempo in cui, anche se sembra incredibile, non lo conosceva proprio nessuno. È stato quando era solo un ragazzino di nome Nikolas, che viveva nella seconda casa più piccola di tutta la Finlandia, con un padre che faceva il taglialegna, una zia che aveva un bruttissimo carattere e una bambola-rapa, che poi è misteriosamente scomparsa.
Questa è la sua storia vera, un’avventura piena di neve, rapimenti, renne scontrose, topi sognatori, e poi ancora neve, elfi, troll, sempre neve, di nuovo neve e magia, tanta magia. La magia, se ci si crede, non tradisce mai!
Da uno dei più amati autori inglesi contemporanei, una storia per tutti quelli che credono a Babbo Natale.
Nikolas è un bambino che vive nel nord della Finlandia, in una casa minuscola e povera, insieme al padre taglialegna. La madre è scomparsa da tempo e la loro quotidianità è fatta di sacrifici, freddo e poche certezze, compensate solo dall’affetto reciproco e dalla fantasia. Quando al padre viene offerta la possibilità di partecipare a una spedizione che potrebbe cambiare la loro situazione economica, l’uomo è costretto a partire, lasciando Nikolas alle cure di una zia poco incline alla gentilezza.
La permanenza con la zia si rivela presto insostenibile e Nikolas decide di mettersi in viaggio per cercare il padre, affrontando da solo il gelo, la fame e la paura. Durante il cammino incontra animali, personaggi insoliti e creature che credeva appartenessero solo alle storie, entrando in contatto con un mondo nascosto e fragile, in cui la felicità non è più considerata un valore sicuro.
Cosa ne penso io?
Un bambino chiamato Natale è il primo volume di una trilogia natalizia scritta da Matt Haig.
Il protagonista come immagino avrete capito è Nikolas, ma già vi anticipo che parleremo di molti altri personaggi, dato che sono tanti ad avere un ruolo rilevante.
Nikolas è un ragazzino finlandese che fin da piccolo non ha avuto vita facile, eppure nonostante la povertà e la solitudine ha un cuore grande ed è pieno di immaginazione, d'altronde il suo migliore amico è un topolino, e il suo unico gioco è una bambola ricavata da una rapa anni fa da sua madre. Sinceramente è un personaggio che mi ha colpito particolarmente, perché nonostante sia semplicemente un bambino, alla fine ha una grande forza d'animo e devo dire che ammiro la sua visione del mondo piena di speranza e bontà d'animo, anche davanti alla cattiveria con cui si ritrova a confrontarsi.
Nikolas condivide la sua quotidianità con suo padre Joel, personaggio che mi ha lasciato un po' perplessa per le scelte che compie, da un lato capisco che il suo obiettivo fosse cercare di migliorare la sua vita e quella di suo figlio, però abbandonarlo alle cure di sua sorella così di punto in bianco, per un tempo indefinito con anche la possibilità di non tornare, non mi sembra una grande idea, diciamo che in parti successive della narrazione che non vi spoilero si guadagna nuovamente un po' di stima, però non so, non mi convince. Ecco già che ci siamo introduciamo subito zia Carlotta, la donna a cui Joel affida Nikolas, peccato che lei abbia accettato solo per i soldi, visto che odia i bambini, non voglio dirvi i vari motivi per cui l'ho detestata, anche perché credo che sia proprio questo l'obiettivo dell'autore, però per me è in assoluto uno dei personaggi peggiori del libro.
Ora passerei ai personaggi magici, diciamo così, primo tra tutti Miika, è un piccolo topolino, personaggio importante per il suo significato, dato che è la compagnia e l'affetto di Nikolas nei momenti difficili, non ha caratteristiche particolari che lo rendano magico in realtà, però solitamente un topino non è una parte così integrante nella storia. Blitzen invece è la renna che Nikolas incontra durante la sua fuga, rappresenta infatti la forza, perché è grazie a lui se riesce a proseguire ulteriormente nel cammino, un alleato concreto su cui ha potuto contare.
Nikolas condivide la sua quotidianità con suo padre Joel, personaggio che mi ha lasciato un po' perplessa per le scelte che compie, da un lato capisco che il suo obiettivo fosse cercare di migliorare la sua vita e quella di suo figlio, però abbandonarlo alle cure di sua sorella così di punto in bianco, per un tempo indefinito con anche la possibilità di non tornare, non mi sembra una grande idea, diciamo che in parti successive della narrazione che non vi spoilero si guadagna nuovamente un po' di stima, però non so, non mi convince. Ecco già che ci siamo introduciamo subito zia Carlotta, la donna a cui Joel affida Nikolas, peccato che lei abbia accettato solo per i soldi, visto che odia i bambini, non voglio dirvi i vari motivi per cui l'ho detestata, anche perché credo che sia proprio questo l'obiettivo dell'autore, però per me è in assoluto uno dei personaggi peggiori del libro.
Ora passerei ai personaggi magici, diciamo così, primo tra tutti Miika, è un piccolo topolino, personaggio importante per il suo significato, dato che è la compagnia e l'affetto di Nikolas nei momenti difficili, non ha caratteristiche particolari che lo rendano magico in realtà, però solitamente un topino non è una parte così integrante nella storia. Blitzen invece è la renna che Nikolas incontra durante la sua fuga, rappresenta infatti la forza, perché è grazie a lui se riesce a proseguire ulteriormente nel cammino, un alleato concreto su cui ha potuto contare.
Se poi ci addentriamo davvero nel mondo degli elfi ve ne cito tre, che sono i principali perché davvero ce ne sarebbero altri ma non voglio esagerare. Per non dilungarmi troppo mi limito a dirvi i nomi ed una loro caratteristica, anche perché rischierei di fare troppi spoiler, e se il libro ve lo racconto io che gusto c'è poi nel leggerlo? I tre elfi sono Babbo Mus, decisamente il saggio, Piccola Noosh innocente e sognatrice in un mondo che limita la felicità e Babbo Vodol, l'elfo cattivo, o meglio quello che crede di fare il bene degli altri ma è fermo nelle sue convinzioni, anche quando è evidente che si stia sbagliando.
Un paio di cose che riguardano invece il libro in generale, la forza del romanzo secondo me sta nel creare l'atmosfera, il lettore riesce ad immedesimarsi nel freddo finlandese, nella fatica che Nikolas compie durante la ricerca del padre, nella magia del mondo degli elfi, ed è una di quelle cose che hanno una grande rilevanza, soprattutto in un libro che si rivolge ad un pubblico giovane, non mi azzardo a specificare un'età perché chiaramente non ne ho le competenze, ma penso che abbiate compreso ciò che intendo. Un libro che con una storia all'apparenza semplice riesce ad affrontare con leggerezza temi complessi come la famiglia, la perdita, la resilienza, l'importanza della felicità, la magia e la gentilezza.
Un bambino chiamato Natale è un racconto natalizio che mi sento davvero di consigliare a tutti, è capace di trasmettere la magia delle piccole cose e la forza dei legami umani, anche a chi come me non è propriamente in target visto che è considerato per lo più una lettura per bambini, in più dal mio punto di vista è stata una bella fuga dai soliti romanzi natalizi.
Conoscevate già questo libro? Fatemi sapere qui sotto nei commenti cosa ne pensate se lo avete letto, o se questa recensione vi ha convinto a dargli una possibilità. Il mio voto è:
Informazioni generali:
- Titolo: Un bambino chiamato Natale
- Autore: Matt Haig
- Genere: Fantasy
- Saga: Natale (vol. 1/3)
- Numero di pagine: 272
- Casa editrice: Salani

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