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Il banco dei pegni del tempo passato. Recensione

 


Trama

Vicino a Seoul, da qualche parte nel quartiere dei ristoranti di una città di recente sviluppo, c’è un vicolo minuscolo, largo a malapena da permettere a due persone di camminare l’una di fianco all’altra. Alla fine di questa stretta viuzza c’è un banco dei pegni con un gatto nero e un’anziana signora che ne è la proprietaria. Non è un banco dei pegni come tutti gli altri, questo è speciale, perché anziché denaro presta una cosa ancora più preziosa: il tempo. Non a tutti, però, viene concessa questa possibilità; ognuno ha la propria aura, che può essere distinta per colore, e solo la proprietaria, in base a essa, può decidere chi è adatto o meno. Inoltre, il prezzo da pagare è molto alto: coloro che desiderano tornare nel passato per mutare qualcosa possono farlo, ma in cambio del tempo rimanente delle loro esistenze. Per alcuni questo non rappresenterà un problema, per altri l’orologio della vita giocherà a sfavore ed equivarrà a compiere una scelta determinante.



Immaginate di trovarvi sull’orlo della disperazione, quando la vita sembra non offrire più alcuna via d’uscita. In quel momento estremo, vi viene concessa un’unica possibilità: tornare indietro nel tempo e modificare un evento decisivo, capace di cambiare il presente. Il prezzo da pagare? Rinunciare a una parte della propria vita futura. Ma che importa, se ormai non c’è più nulla da perdere? 
È proprio questo il pensiero che spinge i protagonisti a compiere la loro scelta. Aggrappati a un fragile barlume di speranza, cercano di riscrivere il loro destino. Tutto accade in una piccola stradina di Seul, costellata di ristoranti e profumi invitanti, dove si nasconde un banco dei pegni molto particolare, gestito da una donna anziana: qui non si scambiano soldi, ma tempo dal passato.
Ogni capitolo racconta una storia diversa, e in ognuno di essi viene ribadito il regolamento contenuto nel contratto del prestito, una delle condizioni è di tornare al banco dei pegni entro lo scoccare dell'ora esatta stabilita dal contratto, altrimenti chiunque avesse usufruito del prestito sarebbe rimasto intrappolato nel passato e la sua vita si sarebbe consumata immediatamente. Per questo motivo, ogni volta che leggevo un capitolo mi chiedevo come sarebbe andata a finire, e questo è proprio il punto focale del libro. In questo modo si entra in empatia con i personaggi, si accolgono e si ascoltano le loro storie e fino alla fine del capitolo ci si chiede se siano in grado di tornare in tempo, quindi si crea anche quella sensazione di fiato sospeso finché non si scopre se siano tornati nel presente oppure no.
Problemi economici, suicidio, scelte sbagliate, tradimenti: sono temi forti, ma trattati con delicatezza, proprio come una mano tesa a salvare quelle persone, e proprio come accade nella realtà, sta a loro decidere se accoglierla o proseguire per la propria strada.
È un racconto da cui mi sono sentita profondamente toccata, perché quei personaggi potranno anche non essere reali, ma quei problemi lo sono, così come le persone che ogni giorno si ritrovano a combatterli per ritrovare un'equilibrio nella loro vita.
Ve lo consiglio molto questo libro, non solo per scoprire una letteratura diversa da quella a cui siamo solitamente abituati, ma anche perché si viene a conoscenza di una realtà di cui non se ne parla molto e in questo libro viene trattata in modo delicato, come ho detto anche precedentemente. 
Voi lo avete letto? Se lo conoscete anche voi sono curiosa di sapere cosa ne pensate.




Informazioni generali:
  • Titolo: Il banco dei pegni del tempo passato
  • Autrice: Ko Soo-yoo
  • Genere: narrativa fantasy
  • Numero di pagine: 256
  • Casa editrice: Newton Compton Editori





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